mercoledì 27 agosto 2008

Oggi

Sono capitato poco fa, nella pausa del cerebrale lavoro d'ufficio, su questa poesia di L. Ferlinghetti ...

“Senza cuore l’eterno lambire del mare
la sua cieca fame
le sue bianche labbra schiumanti
che leccano la riva spezzata
(mangiandosi il tempo!)” - Lawrence Ferlinghetti

Mi fa immaginare

3 commenti:

wazoo78 ha detto...

COSA?!?COSA?!?COSA?!?COSA?!?!?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA !?!?COSA?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?COSA ?!?!?

wazoo78 ha detto...

E' vero!!! tutto quel leccare mi ha ricordato che devo andare a comprare il gelato, che l'ho finito!!

marco ha detto...

mi ero deciso di non scrivere più nulla su questo blog dal contenuto tanto volgare, tuttavia l'altra notte avendo sognato un sogno che in una piccola parte aveva attore il Gabriele, qui d seguito, con scanto di punteggiatura mi vado a sbrodolare...

però parto da metà.

così tornavo durante la notte da dove ero venuto da solo stavolta perché il Gabriele l'avevo abbandonato e arrivavo in questa casa ai confini o nel mezzo del bosco, ma sull'alta riva di un lago, che è anche un mare chiuso, oppure aperto, una baia, senza di lui, ma era ok, perchè l'avevo lasciato in quella piazza famosa di una città che non esiste, che è viva di notte e sembra la capitale di una nazione come la Spagna, ma di notte o all'alba o al tramonto, perchè di giorno non c'è nessuno.

così eravamo prima arrivati e io guardavo il cielo ed era pieno di stelle, e il Gabriele diceva "Hai visto? Ah che meraviglia! Quante stelle!" ma non ce n'erano poi così tante, cioè io ne avevo viste anche di più, ma il Gabriele scopriva l'acqua calda.

Così eravamo arrivati attraverso un largo sentiero dopo la ferrovia, in mezzo a una rada boscaglia dove giovani scivolavano ai margini dello sguardo, o andavano sempre in altre direzioni, con fretta, chi a piedi chi in bicicletta. sicuramente avevano qualche traffico illegale, un intero racket che gestivano tutti insieme nel contado.

Un posto perfetto, mi ero fatto nota mentale, dove lasciare indietro un' eventuale irritazione.

ma il tempo scorre adesso in avanti ed eravamo nella piazza, e le facce sono azzurramente illuminate di luna e di stelle nel nero e la piazza è larga e piatta e ci sono case intorno alte con le nervature a vista, di legno, uscite da un vecchio gioco di fantasia, ma io continuo a volgere gli occhi sopra e dietro di esse, dove dalla notte, sfumata in maniera stupefacente e che sembra un miraggio, lontana e grandissima tremola la cupola di S. Pietro, o di Washington.

busso a una sulla destra ed esce una ragazza che assomiglia ad Agnese Nano, o alla sorella di Beo, ora che ci penso. e ci sorride ma ci dice che le case son fatte di cartongesso e infatti sono degli spazi enormi vuoti e scuri, come navate di chiese.

e qui lascio Gabriele, come dicevo, e avverto come i suoi gridi mentre cammino indietro. ma è ok, tanto ci sono gli operatori dell'illegalità con lui.
addio G.

e arrivo alla casa sul lago, e poi proseguo sulla strada asfaltata di mattino o dopo pranzo, che da li procede lungo la baia, in alto sul pelo dell'acqua, a fianco di botteghe di pescivendoli di epoca gallica o di scalpellini di statuette di epoca greca, e dove pure mio padre ha una bottega, ma non arrivo da nessuna parte perchè la strada sempre in salita lungo la baia si dirada in mezzo a un cantiere sulle rocce.

così torno indietro all'inizio della baia, e quando vi entro, la casa è stretta e dentro è rossa è gialla ed è notte, e la ragazza che mi ospita è di colore con un sacco di ricci neri.

e mi dice di dormire sulla moquette, e io mi tiro fuori qualche coperta dal mio sacco giallo.

ma appena mi metto a preparare il giaciglio suona il campanello e sono due uomini che dicono alla ragazza di essere della derattizzazione, salgono le scale ed entrano nel vestibolo che è anche il mio giaciglio, sarà largo due metri e qualcosa e lungo quattro.

quello dei due che parla ha un impermeabile griglio e assomiglia a un investigatore di un fumetto, anche l'altro assomiglia ad un investigatore, ma di un brutto romanzo che ho letto, e ha la faccia lunga e parla poco e ha un impermeabile marrone scuro.

questi và in un'altra stanza a cercare i topi, il suo compare spiega a me e alla ragazza dove si annidano i topi, mentre piegato in due controlla le prese della corrente.

A un tratto, dall'altra stanza, arrivano i gridi dell'altro derattizzatore, che ha trovato i topi, ma lo stanno assalendo.
Proprio in quel momento, il derattizzatore in grigio, invece solleva una presa della corrente e decine e decine di topi pelosi e grigi e marroni ne rotolano fuori rimbalzando per terra...

e mi sveglio.

Pensiero CAUSALE o PROBLEMATICO?